La deficienza artificiale è la fine dell’arte; musica, letteratura, pittura, tutto diverrà appannaggio di una macchina, cancellando così ogni differenza tra talentuosi e non, tra studiosi e non, tra ricercatori e non. Un bel fanculo a quella meritocrazia con cui troppi cialtroni si riempiono la bocca. Non servirà più lavorare su te stesso per ottenere risultati in grado di elevare la coscienza, ci penserà uno script a farti diventare quello che la natura non avrebbe voluto che fossi.
Competenza? Inutile.
Capacità di calcolo? Inutile.
Poesia? Inutile.
La deficienza artificiale è la fine dell’umano.
“Perché la chiami deficienza artificiale?” Perché questo Moloch nasce dalla deficienza umana, da un umano che non si accorge di come, alienando da sé ogni caratteristica in grado di renderlo unico ed irripetibile, si costringa ad una vita all’insegna dell’inutilità e della povertà culturale. Della miseria spirituale.
Di un umano che si vanta di non credere in Dio, senza vergognarsi di venerare un’entità sfuggente e dogmatica che ne ha preso subdolamente il posto.
E solo un deficiente totale avrebbe potuto fare un’idiozia simile.
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